Ipertensione: come si collega a glicemia e colesterolo?

CHE COSÈ LIPERTENSIONE

Con ipertensione o pressione alta, ovvero a partire da valori di 140/90 o più, si intende un’elevata pressione del sangue sulle pareti delle arterie che sottopone a sforzo e tensione vasi sanguigni, cuore, cervello e reni, confermandosi come la prima causa nel mondo di malattie cardiovascolari che possono condurre a infarto e ictus provocando la morte di 7,5 milioni di persone in tutto il pianeta ogni anno.

IPERTENSIONE E COLESTEROLO

La pressione alta può portare a piccole lesioni vascolari, note come cicatrici vascolari: proprio qui rischia di insediarsi il colesterolo. Quando la pressione diventa troppo alta, le arterie si indeboliscono, la circolazione diventa difficile e il rischio di infarto e ictus aumenta.

COME SI PREVIENE LA PRESSIONE ALTA?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce alcune importanti linee-guida per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, tra cui:

  • controllare il peso corporeo;
  • contenere il consumo di alcol;
  • evitare il fumo;
  • limitare le condizioni di stress;
  • ridurre l’apporto di sale e l’uso degli alimenti che ne sono ricchi (ad esempio gli insaccati);
  • contenere il consumo di grassi animali (contengono colesterolo);
  • non abusare di liquirizia;
  • seguire una dieta ricca di magnesio e potassio (cereali, frutta, verdura, agrumi);
  • esercitare regolarmente un’attività fisica.

GLICEMIA, SILENTE ALLEATA DELLIPERTENSIONE

Purtroppo l’iperglicemia è uno dei fattori scatenanti dell’ipertensione ed è in grado di aggravarla accelerando il danno che essa esercita sulle arterie.

L’eccesso di zucchero non controllato altera continuamente l’omeostasi glicemica: i tessuti periferici non rispondono più all’insulina e lo zucchero rimane in circolo portando a iperglicemia e accumulo di tessuto adiposo.

Le cellule adipose bianche possono avere anche un’azione endocrina cioè in grado di liberare ormoni che agiscono su cellule lontane dall’organo adiposo.

È pertanto possibile capire quanto sia complessa l’attività dell’organo adiposo e si comprende quanto l’obesità possa essere correlata ad altre malattie e altri fattori di rischio come appunto l’ipertensione, oltreché arteriosclerositrombosidiabete di tipo II e via dicendo.

 

PREVENIRE LE COMPLICAZIONI DOVUTE A IPERTENSIONE 

L’ipertensione arteriosa e le sue gravi complicanze si combattono efficacemente solo iniziando prima che questa condizione abbia fatto danni a cuore e vasi arteriosi.

Ciò significa anche iniziare ad occuparsi del problema già nei bambini e negli adolescenti, con maggiore attenzione allo stile di vita e alla necessità di iniziare a misurare la pressione arteriosa anche in questa fascia di età. Come indicano gli esperti, un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso, quindi a rischio di patologie cardiovascolari, che oggi rappresentano la prima causa di morte e di spesa sanitaria nei paesi occidentali.

Una diagnosi precoce è quindi estremamente importante anche perché consente di tenere sotto controllo l’ipertensione senza dover ricorrere a farmaci.

Vale la pena di concludere citando la dott.ssa Simona Giampaoli, coordinatrice dello studio per l’Istituto Superiore di Sanità, che afferma:

“[…] è necessario adottare politiche sanitarie che migliorino lo stile di vita della popolazione generale: interventi nei trasporti pubblici e nella pianificazione ambientale volti a favorire l’attività fisica, interventi nell’industria alimentare per la riduzione del sale nei cibi preconfezionati, politiche sociali che aumentino la consapevolezza dell’importanza della prevenzione attraverso l’alimentazione sana, l’abolizione del fumo, la moderazione nel consumo di alcool e lo svolgimento di un’attività fisica regolare. Inoltre, è necessario un sistema sanitario che identifichi efficacemente i soggetti con pressione elevata e assicuri l’accesso agli interventi di prevenzione e di cura; solo in questo modo sarà possibile raggiungere gli obiettivi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevedono riduzione del 25% della prevalenza dell’ipertensione arteriosa”

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