Stress nello sport: cause e metodi per affrontarlo

Lo stress è una reazione positiva di adattamento e di sopravvivenza. Sia gli animali sia gli esseri umani hanno innato questo meccanismo di difesa. In presenza di un pericolo reale si attiva una risposta di paura e, quindi, una reazione di attacco o di fuga come la preda che fugge davanti al predatore. Oltre l’istinto, però, l’uomo possiede anche la ragione, ed è questa che crea un meccanismo di ansia davanti a una situazione che non presenta reale pericolo o minaccia di adattamento e/o sopravvivenza. Quindi, qualora il pericolo sia reale la paura è giustificata; quando la stessa paura è presente in assenza di pericolo concreto si sviluppa l’ansia, che in casi più gravi può arrivare a manifestarsi in disturbi veri e propri, da affrontarsi con interventi psicoterapeutici.

È curioso che molti atleti – che riescono a dare il meglio in allenamento – non riescano poi a validare i loro record in gara; per non parlare dei campioni occasionali che vincono proprio perché sentono di non avere niente da perdere. Altri ancora vivono con disagio i momenti iniziali di una competizione con un’ansia che arriva inaspettata a condizionare la prestazione. In tutti questi casi, sono la percezione di non essere all’altezza della situazione, l’anticipazione di un risultato negativo, una svalutazione delle proprie capacità a generare uno stato di preoccupazione che si ripercuote sull’approccio alla gara e sulla qualità della performance.

I fattori che possono predisporre a un eccesso di ansia sono:

  • Paura della sconfitta;
  • Desiderio eccessivo di vincere;
  • Timore dell’avversario;
  • Peso delle valutazioni esterne (allenatore, amici, famiglia);
  • Paura di far bene, in quanto non ci si sente in grado di mantenere un alto livello di prestazione.

Il perdurare di tali fonti di ansia, unito a inopportune strategie di gestione, a lungo andare crea una condizione di stress che ha un impatto negativo anche in altri ambiti della vita dell’atleta e influisce pesantemente su abilità necessarie come concentrazione, sistemi motori, livello di attivazione pre-gara, idee e pensieri positivi, consapevolezza corporea, presenza mentale e fisica nel momento della gara.

Esistono due tipi di manifestazione dell’ansia:

  • Ansia somatica
    Si manifesta con segnali corporei come ritmo cardiaco accelerato, sudorazione, debolezza o irrigidimento muscolare, respiro corto etc. In genere, l’ansia somatica sorge e accompagna l’inizio della competizione, ma svanisce nel giro di qualche minuto, dissolvendosi naturalmente.
  • Ansia Cognitiva
    È invece collegata alla natura dei pensieri sulla prestazione e segue il flusso della gara, condizionando l’approccio in negativo o in positivo. Essendo legata alle paure di insuccesso, alla previsione di un risultato negativo, l’ansia cognitiva è maggiormente collegata con una prestazione al di sotto delle proprie potenzialità. Essa si manifesta sotto forma di pensieri e immagini destrutturanti che inducono l’atleta a vivere con scarsa autostima la competizione.

L’ansia può colpire diversi organi e apparati:

  • Cardiovascolare;
  • Respiratorio;
  • Urogenitale;
  • Gastrointestinale;
  • Muscolare;
  • Cutaneo;
  • Neuropsichico.

Causando:

  • Disturbi gastrici o intestinali acuti cronici
  • Cefalea da tensione
  • Emicrania
  • Palpitazioni

Spesso l’atleta è sottoposto quindi anche a pesanti terapie farmacologiche, con ciò che ne consegue rispetto a eventuali effetti collaterali.

Migliorare la concentrazione nello sport

Per favorire il necessario raccoglimento durante l’attività sportiva, è possibile ricorrere sia a un supporto di tipo psicologico che a strategie di integrazione alimentare; gli psicologi dello sport hanno elaborato diverse tecniche e didattiche per migliorare le abilità mentali, tra cui:

  • allenamento dell’attenzione
  • tecnica del goal setting
  • pianificazione di routine pre-performance
  • gestione del dialogo interno POS (self talk)
  • uso di immagini mentali

Parallelamente, innovativi studi clinici confermano che una valida integrazione alimentare a base di ceppi batterici vivi di Lactobacillus helveticus e Bifidobacterium longum (costituenti di quel microbiota intestinale che svolge un’ importante funzione di intermediazione tra il sistema enterico e il sistema nervoso) risulta utile per:

  • migliorare i disturbi associati a stress fisico e psichico riducendo la sintesi di ormoni quali cortisolo e noroadrenalina
  • regolare le performance mentali e il metabolismo energetico
  • ridurre l’ansia da prestazione, l’irritabilità, l’aggressività e gli sbalzi d’umore
  • ridurre sintomi gastrointestinali correlati a stress come: nausea, senso di vomito, dolore addominale, stipsi, diarrea
  • sostenere le difese organiche limitando le reazioni infiammatorie a carico dell’apparato respiratorio e osteo-articolare
  • contribuire al mantenimento di un pH tissutale compatibile con lo svolgimento delle principali funzioni metaboliche favorendo l’eliminazione di scorie acide.

I probiotici utili allo svolgimento di queste funzioni devono essere scelti sulla base della loro capacità di soddisfare i requisiti definiti dall’OMS-FAO, e quindi devono:

  • essere di origine enterica
  • resistere all’azione demolitiva dei succhi gastrici dello stomaco
  • garantire mucoadesività per colonizzare l’intestino tenue in modo duraturo
  • non trasmettere antibioticoresistenza attraverso il loro DNA

Ancora più efficace può risultare l’abbinamento dei probiotici adeguati con l’integrazione alimentare di vitamina B5, che nello sportivo contribuisce a:

  • sostenere l’attività del sistema immunitario
  • limitare la stanchezza e l’affaticamento che si manifestano sia dopo una gara sportiva che dopo un intenso allenamento
  • favorire la sintesi e il metabolismo di ormoni come il DHEA utile per aumentare la forza muscolare e il trofismo osseo
  • migliorare il coordinamento muscolo-motorio

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